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CITTA' COME ATELIER PDF Stampa E-mail
Scritto da Oliva Sartogo   
Venerdì 03 Dicembre 2010 21:03


Un muro, una strada, un comune, una comunità, una città, un paese ... scrivere o incollare fotografie su un muro implica un legame con la società che convive con le opere passandoci davanti ogni giorno, nel quotidiano.

Un mercoledi pomeriggio JR, il grande artista della street art francese, si reca a Sciences PO, rinomata università europea per le scienze politiche, per parlare della relazione tra artista e società, cittadini e opera d'arte.
Che rapporto può istaurarsi? Qual è il ruolo dell'artista in questo gioco artista/opera/cittadini?
Per JR ogni fotografia affissa a un muro ha un tempo e un istante preciso; e sono i cittadini che custodiscono quest'opera. Affiggere agli Champs Elysées, in Palestina, in Israele, o in Cina ha per JR un significato e un messaggio per la città con vari approcci, ogni volta differenti.
Per JR la città è un "atelier", uno studio artistico: le fotografie, una volta affisse al muro, si trasformano e diventano/o no opere d'arte al 100%. Il punto di partenza è una macchina fotografica ricevuta a 17 anni; la fase intermedia è la ricerca degli individui da fotografare e il "collage" sul muro; il punto di arrivo è la città, i suoi abitanti.
In questo modo, partendo da un semplice "clic" fotografico, JR riesce a stabilire un rapporto con i cittadini creando un cambiamento ideologico, che spesso viene accolto dalle comunità e crea un legame tra le varie etnie, le comunità e infine anche tra vari paesi: per esempio le fotografie degli Israeliani e dei Palestinesi messe da una parte e dall'altra del famoso muro che li separa.
Oltre tutto, spesso le opere non si limitano al muro, ma lo oltrepassano, mutandosi in questioni sociali. JR passa dall'opera alla società cercando, in questo mutamento, di creare un progetto che faccia proseguire nel tempo l'ideologia dell'opera d'arte. JR lascia quindi una doppia traccia, l'opera e l'associazione che porterà a termine l'ideologia dell'opera.
Alla fine del suo progetto israelo –palestinese, per esempio, JR organizza una conferenza a Montfermeil (famoso quartiere rosso dove qualche anno fa le sommosse avevano fatto scandalo), in cui invita un imam e un rabbino a parlare insieme davanti agli abitanti del quartiere.
L'ascolto dei giovani e la loro voglia di comprendere il progetto dà luogo a un'onda di adrenalina che lega i cittadini in un "viaggio" comune, dove il dialogo inter-religioso, inter-generazionale e inter-culturale diviene l'epicentro. Si passa da un semplice tag adolescenziale in cui il nome è il segno di riconoscimento a un tag degli altri; l'artista si "cancella" sempre di più per lasciar spazio, luogo e tempo a una vera interazione tra opera e cittadini.
Per JR sono gli abitanti del quartiere di Montfermeil o della favela "Provedencia" che bisogna interrogare; sono loro che costituiscono, mantengono e danno un significato all'opera. In questo modo gli spettatori non sono solo semplici "guardiani" e osservatori dell'opera, ma sono anche i soggetti e gli oggetti che l'artista capta. Gli abitanti sono quindi portati a interagire con l'opera dalla realizzazione al suo mantenimento nel tempo.
Le pubblicità, gli sponsor e i media sono svantaggi, JR resta quindi distante e disinteressato.
JR Ri-voluziona, e non accetta una manipolazione o un'implicazione politica/economica: "per creare bisogna potersi sentire liberi".

CITE'COMME ATELIER
par Oliva Sartogo

Un mur, une rue, une communauté, une ville, un pays. Ecrire ou coller des photographies sur un mur implique donc un lien avec la société qui y vit et passe devant tous les jours.
Un mercredi après midi JR le grand artiste street art, se rend a Sciences PO (rue de l'université) pour parler de la rélation entre la société et l'artiste, les citoyens et l'oeuvre d'art .
Quel est le rapport que l'on peut envisager? Et quel est le jeu qu'installe l'artiste/oeuvre?
Ainsi pour JR, chaque photographie accrochée à un mur a un temps et un instant précis; et ce sont les citoyens qui mantiennent cet oeuvre. Accrocher aux champs Elysées, en Palestine, en Israel, en Chine a donc pour JR une signification et un message différent délivré à la ville.
Pour JR la ville est un atelier; les photographies, une fois accrochées au mur, se transforment et deviennent/pas de véritables oeuvres d'art.
Le point de départ est une caméra reçue a 17 ans, le point intermédiaire sont les individus à photographier et le mur où coller, le point final c'est la ville et ses citoyens.
Ainsi en partant d'un simple déclic, JR parvient à établir un rapport avec les habitants, et souvent même à leurs faire "outrepasser" leurs idées à priori (par exemple: les photographies des Israéliens et des Palestiniens mises d'un côté et de l'autre du mur -mis en rélation des deux peuples qui élimine les fausses idées-).
Cependant ses oeuvres ne se limitent pas au mur, mais souvent vont au delà, et deviennent des questions sociales. JR passe en effet de l'oeuvre d'art à la société, tout en ponant une limite entre son oeuvre et l'association, les conférences ect qui découlent de l'oeuvre initiale.
A la fin de son projet Israélo-Paléstinien il organise une conférence à Montfermeil (dans le 93, quartier où les émeutes quelques ans avant avaient fait scandale), où il invite un Iman et un Rabin à parler ensemble devant les habitants du quartier. L' écoute des jeunes et leur envie de comprendre le projet donne lieu à une adrénaline qui lie les gens dans un "trip" commun et donne envie de continuer ce dialogue interrelligieux, intergénérationnel et interculturel.
On passe du simple tag adolescent où le nom est la marque de reconnaissance à la mise en place d'un tag des autres, de leurs visages et leurs noms; l'artiste s'efface de plus en plus pour donner lieu à une vraie interaction entre oeuvre et citoyens.
"Ce sont les habitants du quartier Montfermeil, ou de la favella"provedencia" qu'il faut aller interroger, c'est eux qui ont donné lieu, temps et espace à l'oeuvre." Ainsi les spectateurs non seulement sont les gardiens de l'oeuvre mais sont aussi les sujets et les lieux que l'artiste capte. Les habitants doivent donc interagir avec l'oeuvre du commencement jusqu' à la réalisation et la persistance dans le temps.
La pub, les sponsors, les médias sont des désavantages, JR reste désengagé et désinteressé .
JR révolutionne, et n'accepte pas d'être manipulé ou engagé; "pour créer il faut se sentir libre".

 
 

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